Passeggiando a 3000 metri

Colle della Bicocca

• Dove

Valle Maira (Cuneo)

• Località di partenza

Colle della Bicocca, Sampeyre

• Lunghezza

19 Km

• Dislivello

1900 m+

• Durata

Fattibile in giornata con un ottimo allenamento, ma da noi suddivisa in due giorni per pernottare al bivacco

• Periodo consigliato

Dalla tarda primavera all’autunno

• Difficoltà

EE/F

Per scappare dalla calura estiva, non c’è miglior modo che passare un weekend rinfrescante in alta quota. Per questa gita abbiamo deciso di pernottare al bivacco Bonfante. 

Prendendo come punto di appoggio il bivacco, abbiamo organizzato il nostro itinerario facendo in modo che comprendesse alcune cime limitrofe.

Era nostra intenzione partire dal Colle di Sampeyre, ma visto l’orario in cui siamo arrivati abbiamo optato per proseguire ancora per 6 km in modo da raggiungere il Colle della Bicocca.

ATTENZIONE: DAL COLLE DI SAMPEYRE PER IL COLLE DELLA BICOCCA LA STRADA E’ STERRATA E NON E’ ADATTA A VEICOLI PARTICOLARMENTE BASSI.

Giorno 1

Arriviamo al Colle della Bicocca in auto alle 10.30, i posteggi iniziano a scarseggiare, ma fortunatamente riusciamo ancora a trovarne uno.

Imbocchiamo subito il sentiero sulla sinistra che inizialmente scende qualche metro per poi riacquistarne poco prima di raggiungere un bivio dove prendiamo la traccia (U24) sulla destra, quella sulla sinistra porta al Lago delle Camoscere.

Da qui il sentiero si fa più ripido, fino a portarsi al di sotto della prima punta di giornata, il Pelvo d’Elva.

Sentiero per il Pelvo d'Elva

Intorno ai 2900 m si incontrano alcuni tratti più esposti, con passaggi su corde fisse per poi raggiungere l’ultimo canalone dove è necessario prestare un po’ più di attenzione per il pericolo di caduta sassi e per i passaggi di primo e secondo livello.

Canalino Pelvo d'Elva

Superato questo tratto si può praticamente dire di essere in vetta (3064 m). Ci fermiamo giusto per il tempo di fare uno spuntino veloce e di scattare qualche fotografia, il sole è veramente “arrabbiato” in questi giorni,  ci sentiamo letteralmente bruciare nonostante la crema solare.

Croce di vetta
Croce di vetta
Vista verso ovest
Bric Camosciera

Il sentiero dalla cima prosegue verso la Punta Camoscere perdendo quota fino a ritornare a 2900 m dove si attraversa il piccolo colletto della Camoscera, qui occorre mantenersi sulla sinistra, perché sulla destra possiamo trovare una traccia che invece scende verso la Valle Varaita.

Iniziando la discesa
Verso il Monte Camoscere

Riiniziamo a salire piuttosto dolcemente, sempre con gli occhi puntati verso i pendii sottostanti rivolti ad ovest dove notiamo la presenza di molti stambecchi, fino a raggiungere i 2984 m del Camoscere, da qui inizia la discesa lasciando le rocce per pendii più erbosi. In pochi minuti siamo allo stupendo Lago Camoscere, dove decidiamo di non sostare per molto tempo, il flusso di persone che si dirigono verso il bivacco inizia a preoccuparci. 

Lungo la discesa
Il lago Camoscere
Lago Camoscere

Proseguiamo verso la casermetta diroccata per poi mantenerci sulla destra, (sulla sinistra si ritorna al Colle della Bicocca) in un attimo ci troviamo al bivacco e come pensavamo non ci sono più posti liberi.

Sono solamente le 16.30 avremo avuto ancora tutto il tempo per ritornare al punto di partenza, ma non volevamo dimezzare il nostro trekking, nonostante tutto quassù si sta benissimo e poi il fatto di essere in molti non è per forza una cosa negativa, può sempre essere una buona occasione per ascoltare un sacco di storie diverse. Posiamo i nostri zaini in un angolino e proseguiamo verso la Punta Chersogno, ma non per conquistarla, solamente per raggiungere la Fonte Nera che si trova a qualche centinaio di metri dalla nostra base, giusto il tempo di riempire le borracce e notiamo la presenza di altre persone in ascesa verso il bivacco, il che ci conforta, non saremo gli unici a dormire a terra.

Sulla destra si può notare la Fonte Nera

Decidiamo di rilassarci un po’ al di fuori della struttura, è ancora troppo presto per sistemare i nostri sacchi a pelo. Nel giro di un’ora siamo già una buona decina di persone a dormire per terra, e tra chi è indeciso se pernottare sotto le stelle e chi inizia a pensare alla cena si fa sera. Cuciniamo i nostri tortellini che ormai sta tramontando ma nonostante tutto continua ad arrivare gente, iniziamo a pensare che veramente qualcuno dovrà stare fuori.

Bivacco Bonfante
Stambecco in primo piano
Il fondovalle e uno stambecco in primo piano
Monte Chersogno
Monte Chersogno

Facciamo due passi fino al Lago delle Camoscere per goderci i colori del tramonto alle spalle del Chersogno, quando tutt’a un tratto un tuono ci distrae e ci invita a tornare alla nostra sistemazione, inizia anche a piovere e questo nemmeno i bollettini meteo lo avevano previsto.

Lago Camoscere e il Chersogno con sullo sfondo i colori del tramonto

Al bivacco siamo veramente in tanti, tutti collaboriamo, iniziamo a portare fuori tutto ciò che ingombra e che non dovrebbe soffrire più di tanto la pioggia e in un attimo creiamo un accampamento dove sicuramente non sentiremo il freddo, sembra di giocare a Tetris, non c’è veramente un posto libero solamente un piccolissimo corridoio largo 20 cm per agevolare l’uscita di coloro che andranno a vedere l’alba. La struttura ha 12 posti letto con un soppalco che potrebbe ospitare altre 5/6 persone, peccato che in parte era occupato da una cassa in legno, anche se a mio parere ci potrebbero stare ulteriori letti, inoltre l’illuminazione non funzionava, il che a noi non comporta nessun disagio perché comunque sappiamo che è sempre bene portarsi dietro una frontale, però mi sembra corretto precisarlo. C’è da dire che noi ci siamo ritrovati a bivaccare in questo luogo in un’occasione straordinaria, eravamo all’incirca una quarantina di persone, ed è stata una fortuna trovare posto all’interno per tutti, perché la notte l’abbiamo passata cullati dai fulmini, tuoni, pioggia e raffiche di vento nonostante le previsioni fossero tutt’altro che negative, difatti ci tengo a ringraziare chi ha permesso la realizzazione di tutto ciò ed in particolare all’amore per la montagna che nutriva Elio Bonfante.

Per la prima volta ho potuto anche constatare come ultimamente queste strutture messe a disposizione per situazioni di emergenza, siano sempre più utilizzate come una sorta di baita dove trascorrere qualche giorno in pace dal mondo, noi siamo i primi che non le utilizziamo per lo scopo per cui sono nate, ma come punti di appoggio per trekking, il che mi sembra comunque corretto, mentre invece sentivo parlare di gente che era li da alcuni giorni, mi sembra un classico escamotage italiano dove appena non c’è nessuno a controllare subito che ne approfittiamo. Fortunatamente nessuno si è lamentato degli spazi, anche se i personaggi che erano li da più giorni non hanno nemmemo provato a restringersi leggermente, ma con questo non voglio dire che chi prima arriva deve concedere il posto all’ultimo. Questo è solamente il mio parere personale, la montagna è vita ed è di tutti noi, è nostro compito preservarla e fare in modo che si porti avanti questa mentalità che purtroppo si sta andando a perdere, abbandonando rifiuti in ogni angolo e fregandocene del prossimo.

Giorno 2

L’indomani iniziano a suonare le prime sveglie alle 4.30, decidiamo di uscire e di aspettare l’alba dentro il nostro sacco a pelo in compagnia di un buon tè caldo con biscotti.

Tè caldo in quota
Isabella e l'alba
Prime luci del sole

Si intravedono le frontali dei nostri compagni di nottata che salgono il Chersogno, poco dopo le 5.30 si inizia ad intravedere il sole, sistemiamo gli zaini e in un attimo ci troviamo alla Fonte Nera dove proseguiamo dritto, evitando la traccia T5 che scende verso il basso, il percorso è veramente ben segnalato e in un attimo ci troviamo al di sotto del nostro obbiettivo di giornata. Da qui il sentiero si fa più ripido e sconnesso, procedendo su sfasciumi instabili ci ritroviamo ai 2838 m del Passo del Chersogno dove iniziamo a godere di una fantastica vista sulle Alpi marittime e non solo, l’ascesa prosegue su alcuni tornanti che ci conducono in vetta.

Verso la Fonte Nera
Verso la Fonte Nera
Verso il Passo del Chersogno
Il canalino che porta al Passo Chersogno

Il panorama è veramente stupendo, l’abbiamo preferita persino a quella del Pelvo d’Elva, ma dei brutti nuvoloni ci convincono a non fermarci molto.

Croce di vetta
In vetta
Il temporale in arrivo
Il temporale in arrivo dalla Francia
Il Re di pietra

Iniziamo la discesa e dopo pochi minuti scoppia un temporale, anch’esso non previsto, che ci ha permesso di farci una doccia di una mezz’oretta prima di arrivare nuovamente al bivacco. Attendiamo la fine dell’acquazzone per rimetterci in marcia, procediamo in direzione Colle della Bicocca, al bivio poco sotto la casermetta abbandonata manteniamo la destra proseguendo sul sentiero T6 che ci porterà direttamente al Colle della Bicocca risparmiandoci le salite della giornata precedente, tra sali e scendi ci troviamo alla macchina in un clima che non sembra più nemmeno di essere nella stessa giornata di qualche ora fa.

Osservando dov'eravamo qualche ora fa
In dirittura di arrivo
In dirittura d'arrivo

Sono state 2 giornate meravigliose, un’altra bellissima zona del Piemonte l’abbiamo esplorata e probabilmente abbiamo passato una delle nottate in bivacco più particolari di sempre, tra risate, collaborazione e tanta pioggia. Abbiamo imparato a non fidarci troppo delle previsioni meteo e anche che una piccola casetta di forse 40m² è in grado di ospitare 40 persone.  

Categorie: Montagna